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La rete per ritrovarsi e promuovere il nostro agire dove serve

Meetings

IL LOCKDOWN SI VINCE ANCHE SURFANDO Prima, seconda e ora forse terza ondata. Decisamente questa storia del virus e delle sue limitazioni non sembra cessare e va a gravemente attaccare anche l’essenza stessa dei nostri club di servizio, che nell’interazione e nell’azione sociale attraverso i contatti trovano la ragione di esistere. All’inizio, ignari della durata di questa situazione, ci siamo limitati a posticipare le date dei vari incontri e attività, poi, poco a poco, abbiamo capito che sarebbe stata una guerra di trincea e che conveniva attrezzarsi.

Un aiuto non solo amministrativo

Gradualmente e soprattutto in ambito professionale, ci siamo convertiti a comunicare tramite le piattaforme elettroniche, con tutti i limiti che esse comportano. Questo cambiamento necessita comunque qualche adattamento: l’occhio elettronico entra curioso nelle nostre case, ci mostra come noi siamo nell’intimità: richiede una disciplina nel parlare ma permette di vedersi e di parlarsi anche se solo virtualmente. Consente in particolare ai comitati di ritrovarsi regolarmente (spesso all’ora di cena) e di portar avanti così con profitto il lavoro amministrativo. Piano piano però i diversi club cominciano a proporre anche vere e proprie attività quali conferenze, visite virtuali a mostre o collezioni e lo scenario è aperto a nuovi ulteriori sviluppi. Non stiamo parlando della mera riproduzione di documentari preconfezionati, ma della possibilità di realizzare un prodotto concepito ad hoc e che sia visionato contemporaneamente dai soci del club. Che questi poi decidano di estendere l’invito ad altri sodalizi non può essere salutata che come iniziativa positiva, serrando i ranghi dei componenti della zona e sostituendosi almeno parzialmente al meeting cantonale che ci appare, ora, più che mai lontano.

Manca il contatto fisico, però...

Non tutto quello che riluce però purtroppo è oro: difficoltà umane e visioni non sempre collimanti nella gestione del sodalizio che vengono normalmente appianate nella discussione in presenza, rischiano con il contatto elettronico di non trovare il loro naturale e fisiologico sfogo, ingigantendosi impropriamente: e a questo punto nulla vale il più performante programma computeristico; bisogna aspettare di potersi ritrovare di persona, perché restiamo comunque degli esseri umani.

Dal punto di vista pratico, si tratta in verità di fare una volta il primo passo tecnologico, scaricando una piattaforma di collegamento e schiacciare su due o tre tasti: una banalità per i soci più giovani, un ostacolo assolutamente superabile per i seniores con l’aiuto di qualche figlio che passa per di là.

Alcuni studi infatti hanno dimostrato come il «digital divide» si sia notevolmente ridotto in questo periodo e che anzi l’uso di strumenti che permettono videochiamate ha consentito a tanti nonni di ricongiungersi con gli adorati nipotini o di beneficiare del servizio di consegna a domicilio della spesa, per citare solo alcuni servizi. L’immediatezza della possibilità di collegamento, il prezzo irrisorio e il piacere della condivisione fanno del mezzo elettronico un prezioso alleato in attesa che si possa ritornare alle vecchie, piacevoli consolidate abitudini del vedersi di persona.

Filippo Simona e Stefano Bosia

Il perfetto web meeting in cinque punti

  1. Chi organizza è fondamentale che definisca le regole del meeting, indicando come si svolgerà e come fare per intervenire.

  2. Video acceso: l’incontro è per parlarsi guardandosi in faccia. Attivate quindi la vostra videocamera.

  3. Audio spento: il microfono meglio attivarlo solo quando si deve parlare.

  4. Alzate la mano: per chiedere di intervenire le piattaforme consentono di «alzare la mano». Sarà l’organizzatore a darvi la parola… a tempo debito. Solo a quel momento attivate il vostro microfono.

  5. Domande? Usate preferibilmente la chat. Consente di porre in qualsiasi momento una domanda, permettendo all’organizzatore di dare la risposta appena possibile.

Un esempio da seguire e ripetere

Visita virtuale alla mostra «Alexej Jawlensky e Marianne Werefkin. Compagni di vita», al Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona. Lo scorso 22 dicembre, conformemente ai provvedimenti presi dalla Confederazione, il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona ha dovuto chiudere prematuramente le porte. Tuttavia, grazie al prezioso aiuto dello staff del museo, il LC Locarno è riuscito a organizzare una visita virtuale. La scelta tecnica è caduta su un prodotto che fosse in grado di coinvolgere gli spettatori come se fossero stati presenti in quel momento. Accompagnati da Michela Zucconi-Poncini, conservatrice del museo, è stato realizzato un tour virtuale alla mostra molto apprezzato, anche da chi aveva già visitato l’esposizione al museo in presenza; solo nella serata dell’8 gennaio ci sono stati 200 visualizzazioni. Un risultato più che positivo poiché, grazie alla tecnologia, si è potuto gustare la splendida mostra comodamente seduti sulla poltrona di casa, aspetto che ha permesso di ammirarla anche a chi, per motivi fisici, non sarebbe stato in grado di farlo. Ci auguriamo che questa proposta abbia ad avere dei proseliti nel campo artistico o con altre tematiche.

L’iniziativa è stata salutata con soddisfazione dal museo che ha deciso di mettere il tour virtuale a disposizione sulla sua piattaforma. La visita guidata alla mostra è ancora consultabile… usa il codice QR per accedere alla visita virtuale.