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«Ecco perché anche io sarò a Klosters per la National Convention»!

Conventions

Intervista a Lorenzo Ortelli (LC Lugano) che in questo comprensorio trascorre, fin da quando era piccino, le sue vacanze. Klosters – come dice lui – «è forse l’unico luogo che è rimasto immutato negli anni». «Mi piace pensare a Klosters e Davos come a due sorelle, tanto diverse ma molto unite, e in ogni singolo aspetto fortemente svizzere»

Klosters, che in tedesco sta a significare comunità monastica, è la «sorella» maggiore. Prende origine da un piccolo priorato norbertino fondato nel 1222 dall’Abbazia di Churwalden in questa località e dedicata a San Giacomo. Il villaggio, che è costruito intorno, prende il nome di Klösterli im Walt (piccolo chiostro della valle). La comunità fu dispersa dalla Riforma protestante nel 1528 e la chiesa di Klosters divenne una chiesa parrocchiale calvinista. Ancora oggi la chiesa di St. Jakob conserva il suo campanile romanico.

Klosters è una località che è riuscita a mantenere nel tempo un fascino rurale intatto, e grazie alla sua atmosfera di villaggio romantico, è stata capace di divenire la seconda residenza per chi, amante della natura, voleva garantire la sua intimità in un ambiente poco votato alla mondanità, nonostante la presenza assidua dei reali di Inghilterra. I più romantici ricorderanno in Klosters il primo bacio immortalato di William e Kate.

Klosters è sempre fedele a sé stessa

È forse l’unico luogo della mia infanzia che è rimasto immutato negli anni. Lì ancora oggi ritrovo lo chalet che con altre famiglie ci ospitava, la chiesa del paese che frequentavo, rivedo la «Fräulein Anna» che bambini ci accompagna nel prato accanto per imparare a «stare» sugli sci.

Prendendo l’ultima cabina che ti porta al Gotschna, rivivo ancora gli incontri fortuiti con il Principe Carlo, lo scambio di convenevoli in tutta semplicità durante la risalita, nel rispetto reciproco della privacy. Mi piace pensare che lui sapesse di essere riconosciuto, apprezzando di non essere troppo disturbato, ritenendo magari me e mio fratello come i due ragazzi che ogni tanto con lui si intrufolavano nell’ultima cabina di risalita, prima della chiusura degli impianti. Arrivati in cima, un cortese saluto, e poi ognuno per la sua strada (o meglio, per la sua pista).

La riservatezza che viene garantita agli ospiti è una delle caratteristiche che ac-comuna Klosters a Davos, assieme agli splendidi paesaggi e all’ottima accoglienza offerta.

Davos la ribelle

Davos, forse un po’ più ribelle e pionieristica, ha rispetto a Klosters un brio maggiore e le comodità di una città montana, nota per essere la più alta d’Europa (1560 metri). Questa energia è spesso definita come lo «spirito di Davos».

Dal 1853 in poi si scrive la storia di Davos come centro di cura, sport e ricerca sempre più famoso, non senza la complicità di personaggi illustri che sono giunti fino a qui, come l’inglese Arthur Conan Doyle, il «padre» di Sherlock Holmes, e lo scrittore Thomas Mann che proprio qui trovò l’ispirazione per il suo romanzo «La montagna incantata». Mentre in Klosters è più difficile imbattersi nei vissuti storici del luogo, se non andandoli a scovare, in Davos, benché più moderna, tutto parla del suo passato. Alcuni esempi? Della comunità monastica di Klosters non è rimasto più nulla, se non il suo campanile.

Una località glamour!

A partire dagli anni 50, Klosters viene definita come la «Hollywood on the rock», ma oggi è difficile incontrare le tracce che i vari attori, sceneggiatori, scrittori e fotografi hanno lasciato, rendendola una località «glamour». Tra questi si ricordano: Peter Viertel, Robert Capa, Irwin Shaw, Paul Newman, Gregory Peck, Yul Brinner, Lauren Bacall e Greta Garbo… E ancora oggi si racconta di quella volta in cui Gene Kelly si mise a danzare sui tavoli del bar dell’Hotel Chesa Grischuna, ancora oggi esistente, o di quella volta che Rex Harrison discusse con il pianista dell’albergo della composizione che avrebbe di lì a poco terminato quale colonna sonora di «My Fair Lady». Molti dei figli di questi personaggi frequentano tutt’ora Klosters, senza risaltare all’occhio del profano.

Il WEF dal 1971

Parlando di Davos è invece molto più facile menzionare luoghi, eventi e persone che riportano a precisi ricordi.

Come non citare il WEF (World Economic Forum), che dal 1971 è incontro periodico fra i principali dirigenti politici e i maggiori esponenti economici. Dal suo Kongresszentrum sono passate personalità quali Clinton, Blair, Merkel, Trump, Chirac, Putin, Peres, Bill Gates, Sharon Stone, Richard Gere, Angelina Jolie, e Bono degli U2.

La mitica Coppa Spengler

Oppure l’Hockey Club Davos, per 31 volte campione svizzero e per 11 volte vicecampione, con l’organizzazione, a partire dal 1923, della mitica Coppa Spengler, che già allora riuniva squadre di disco su ghiaccio provenienti dai quatro angoli del mondo. O infine… chi non si è mai fatto una discesa su di una slitta «Davos», che dal 2015, dopo 50 anni, è orgogliosamente tornata a essere prodotta proprio a Davos.

Se a Klosters avevo imparato a sciare, a Davos – in pieno «Spirito di Davos» – ho imparato ad andare in snow, in pattini, in slitta. Qui ho imparato ad apprezzare l’evento tradizionale, accanto alla novità, che a sua volta, col passare degli anni, diveniva consuetudine. Nel mio piccolo ho visto la località evolversi al fine di coccolare sempre più i propri ospiti con nuove idee e invenzioni. Indovinate un po’ dove è stato creato il primo scarpone da sci (1885), o il primo skilift (1934) al mondo? O dove è stata organizzata la prima gara di slittino (1883) La risposta la scoprirete alla prossima National Convention. Io non mancherò il prossimo 18 maggio. E se vorrete unirvi a me, durante il viaggio fra Davos e Klosters vi racconterò come mai la Coppa Spengler si chiama così… oltre a tante altre gustose curiosità. Ci vediamo quindi a maggio!

Lorenzo Ortelli